XX CSAV – Artists Research Laboratory. Tacita Dean

 

2014

Fatigues, 2012 (Detail of blackboard 2). Photo Nils Klinger
Courtesy the artist, Frith Street Gallery, London and Marian Goodman Gallery, New York/Paris
Craneway Event, 2009. Film still
Courtesy the artist, Frith Street Gallery, London and Marian Goodman Gallery, New York/Paris
During the workshop

30 giugno – 23 luglio 2014

XX CSAV – Artists Research Laboratory
Comoggardising: the benefits of creative indolence

Artista invitato
Tacita Dean

Direttore
Annie Ratti
Curatore
Simone Menegoi
Coordinamento
Anna Castelli

Comoggardising: the benefits of creative indolence
Corriamo il rischio di perdere la capacità di sognare ad occhi aperti e, con essa, di avere pensieri fortuiti. Quei momenti d’interruzione non voluti, comuni a tutti, come l'attesa di un mezzo di trasporto pubblico o le pause tra un appuntamento e l'altro, sono consumati e riempiti dall'utilizzo degli strumenti digitali che dominano le nostre vite. Lo faccio anch’io anche se desidererei evitarlo – le e-mail, gli sms, il riempimento del tempo.


Il tran tran quotidiano o gli impegni che riempiono le nostre giornate stanno rovinando la nostra capacità di perderci nello spazio dell’immaginazione. Lasciamo le nostre menti sempre meno inattive, come automobili in sosta ma con il motore acceso.
Il non fare nulla è una condizione importante per l'artista. L'indolenza viene spesso male interpretata o fraintesa. Lo scrittore svizzero Robert Walser la chiamò ‘oziare' (sluggardising o anche slug -a- beddishness); io la definisco come la capacità di lavorare – il più delle volte stando sdraiati – mentre sembra di non fare nulla. Le idee migliori si presentano quando non sono corteggiate, ma pochi sanno essere abbastanza ricettivi da riuscire a riconoscerle.

Dobbiamo quindi ritrovare questa posizione cognitiva sottovalutata.


Il lago di Como sarà il luogo di soggiorno particolare per tutti noi. In passato, probabilmente, era una località di ritiro dove le persone andavano a “prendere aria”, a respirare: un luogo di riposo dove, forse, perseguire la ricerca del pensiero rarefatto.
Ma questo non è un invito a non fare nulla, o a ciò che è comunemente inteso come 'nulla'; al contrario, il livello di inattività cerebrale al quale desidero incoraggiare i partecipanti al workshop è estremamente rigoroso e di difficile raggiungimento. Questo è un invito a individuare un nuovo tempo e un nuovo spazio nella propria vita, al fine di avvicinarsi a quella che è la scoperta di un livello inconscio nell'attività di ogni artista.

30 June - 23 July 2014

XX CSAV – Artists Research Laboratory
Comoggardising: the benefits of creative indolence

Invited Artist
Tacita Dean

Director
Annie Ratti
Curator
Simone Menegoi
Coordinator
Anna Castelli

Comoggardising: the benefits of creative indolence
We are in danger of losing our ability to daydream, and along with it, our ability for incidental thought. Those moments of uninvited waiting common to us all: the waiting for public transport or appointments with others, are now being squandered and filled by the digital tools of communication that dominate our lives. I do it myself and I wish I didn’t – the email, the texting, the filling of time.

The busyness or business that fills our days is blighting our ability to be lost in imaginative space. Increasingly we no longer allow our minds to idle, like a car ticking over without moving. Doing nothing is an important state for the artist. Indolence is often misinterpreted or misunderstood. The Swiss writer, Robert Walser named it ‘sluggardising’. I interpret this as the ability to work while appearing to be doing nothing, most often when lying down. He also called it slug-a-beddishness. Thoughts are best found when they are not courted, but few of us know how to be receptive enough to recognise them when they come.
We need to refind this most underestimated of cognitive positions.

Lake Como will be a place of strangeness for all of us. Historically, it was probably where people came to take the air, respire: a place of repose and perhaps the pursuit of rarefied thought. But this isn’t an invitation to do nothing, or what is commonly understood as ‘nothing’. It is the opposite, in fact. The level of brain idleness I want to encourage is very rigorous indeed and difficult to achieve. This is more of an invitation to identify new time and new space in your life in order to move closer to discovering a more unconscious level to your practice.