Margherita Rosina - Donna Franca Florio e la marchesa Luisa Casati: due stili a confronto

16 Giugno 2011

Donna Franca Florio e la marchesa Luisa Casati: due stili a confronto
16 Giugno 2011

conferenza

Conferenza a cura di Margherita Rosina

Nate a soli otto anni di distanza una dall’altra, Franca nel 1873 e Luisa nel 1881, ebbero una vita per certi aspetti molto simile e nel contempo profondamente diversa; entrambe ricchissime, una per matrimonio l’altra per nascita, finirono i loro giorni  modestamente, dopo essere state acclamate regine della café society, seguite e idolatrate per la loro classe ed eleganza.
Franca Jacona di San Giuliano, sposata a Ignazio Florio, sfoggiò per la maggior parte della sua vita abiti di Worth, di cui era fedele cliente, e gioielli di Cartier: nel ruolo di consorte del più importante industriale siciliano ricevette nei suoi saloni palermitani e nell’albergo Liberty di proprietà dei Florio, Villa Igiea, personaggi come il Kaiser di Germania Guglielmo II e re Edoardo VII d’Inghilterra.
L’irrequieta Luisa Amman, proveniente da una ricchissima famiglia lombarda di industriali cotonieri, sposò Camillo Casati Stampa di Soncino, ben presto divenendo  nota in tutta Europa per le sue toilettes  originalissime, provenienti quasi sempre dall’atelier di Paul Poiret. L’incontro e il legame con Gabriele d’Annunzio fu determinante per l’evolversi della sua personalità, facendo di lei una creatura “più dannunziana di d’Annunzio”.
Fermamente decisa e trasformare se stessa “in un’opera d’arte vivente” allacciò legami con i più importanti artisti del Novecento, che la ritrassero innumerevoli volte.
Oltre a Boldini, Luisa Casati ispirò straordinari ritratti a Alberto Martini, Giacomo Balla, Fortunato Depero, Léon Bakst (che disegnò per lei anche splendidi costumi), Augustus John, Kees van Dongen, Louise Brooks; tutte opere che lei custodiva in un’apposita galleria del suo palazzo parigino e che vennero disperse all’asta quando le sue condizioni economiche giunsero al tracollo.
Dei vestiti che indossarono le due gentildonne è rimasto ben poco, ma  grazie alle fotografie e ai dipinti che le raffigurano è possibile conoscere i loro gusti, i mutamenti della moda e il conseguente cambio di peso e di texture dei tessuti negli abiti che indossarono;  ancora una volta gli archivi del MuST hanno aiutato a tradurre le immagini in materia viva, mettendo a disposizione opulente sete operate, leggeri taffetas rigati e luminosi lamè.