Ikat|Chiné, decorare il tessuto

20 Novembre 2014

IKAT / CHINE' DECORARE IL TESSUTO

Inaugurazione 20 novembre 2014, h 18.30
21 novembre 2014 – 21 giugno 2015

Orario Invernale
(21 nov 2014 - 30 apr 2015)
lunedì-venerdì:
10.00-13.00 e 14.30-17.30

Orario Estivo
(1 mag - 21 giu 2015)
lunedì-venerdì:
10.00-13.00 e 14.30-17.30
sabato-domenica e festivi:
11.00-18.00

Giovedì 20 novembre 2014
alle 18.30 presso la sede della Fondazione Antonio Ratti, si inaugura la nuova mostra del Museo Studio del Tessuto Ikat/Chiné, decorare il tessuto, a cura di Margherita Rosina e Francina Chiara.

Ikat e chiné sono due termini forse enigmatici per un pubblico non specializzato, che identificano disegni bellissimi dai contorni “sfumati”. Questo particolare effetto trae origine da un’antica tecnica di tintura dei tessuti utilizzata in Paesi lontani tra loro.

Dopo la mostra Damaschi. Contrasti di luce dello scorso inverno, che presentava la tecnica di realizzazione dei tessuti operati con pezzi dal Cinquecento ai primi del Novecento, il MuST propone un allestimento per conoscere l’ikat, tecnica di tintura per riserva di antica origine orientale e lo chiné, la sua moderna interpretazione europea.
Nell’ikat i disegni dai contorni sfuocati sono ottenuti proteggendo parzialmente con una stretta legatura i fili di ordito o di trama. I successivi bagni di colore, che interessano solo le aree non protette dei fili, costituiscono un tipico esempio di tintura “a riserva”. Solo allora si procede alla preparazione del telaio utilizzando i fili che risultano quindi già “disegnati”.
Lo chiné europeo del Settecento riprende questa tecnica; a partire dal primo Ottocento, per ridurre tempi e costi di esecuzione senza rinunciare al fascino dell’effetto sfuocato, si ricorre alla stampa diretta dei fili d’ordito, procedendo poi nella tessitura.

Dalle collezioni del MuST provengono: sontuosi capi maschili dalle sgargianti fodere di cotone stampato, testimonianza di autentici tessuti ikat afgani della fine dell’Ottocento; taffetas lionesi del Settecento in cui la medesima tecnica, chiamata in Francia chiné a la branche, crea motivi floreali dai delicati colori molto in voga alla corte di Maria Antonietta; campioni di tessuto, oltre ad abiti provenienti da collezioni private, che rappresentano la produzione francese e italiana della fine dell’Ottocento e del Novecento. Lavoro di infinita pazienza manuale alle sue origini, interpretato in chiave industriale in Europa a partire dall’Ottocento, lo chiné é oggi vanto di alcune manifatture comasche che per l’occasione presteranno alla mostra tessuti stampati su ordito, realizzati negli ultimi decenni, per rispondere alle esigenze dell’alta moda internazionale.

Alcuni filmati illustreranno al pubblico il procedimento di realizzazione dell’ikat, ancor oggi praticato a livello artigianale in alcuni paesi orientali.

In occasione della mostra verrà proposto un programma di eventi collaterali.

Con il patrocinio di
Assessorato Cultura. Comune di Como
Sponsor tecnologico
Epson Italia








Winter openings
(21 Nov 2014 - 30 Apr 2015)

monday-friday:

10am-1pm and 2.30pm-5.30pm

 

Summer openings

(1 May - 21 Jun 2015)

monday-friday:

10am-1pmand 2.30pm-5.30pm

sat-sun and public holidays:

11am-6pm


Ikat/Chiné, decorating textiles
is the new exhibition of Museo Studio del Tessuto, opening on November 20th 2014 at 6.30 pm, curated by Margherita Rosina and Francina Chiara.

Ikat and chiné are perhaps two enigmatic words for a non-specialist audience. They identify beautiful designs with blurred-contour. This particular effect originates from an ancient dyeing technique used in many countries far away one from another.

After last winter exhibition – Damaschi. Contrasti di luce – which exhibited items dating from 16th to early 20h century, the MuST now presents an exhibition to introduce the ikat, a dyeing technique of ancient Eastern tradition, and the chiné, its modern European interpretation.
In the ikat technique, the blurred-contour patterns are obtained through the reserve dyeing of warp yarns and their subsequent weaving. Reserve dyeing allows the colour to penetrate only in some areas of the yarns, while others are protected by a waterproof binder. The yarns are dyed according to the given pattern and these operations are repeated depending on the number of colours of the pattern. In the eighteenth century, France took up the ikat technique and called it chiné.
Starting from nineteen century - in order to reduce production time and costs without sacrificing the charm of the blurred effect – the direct printing of warp yarns substituted the reserve dyeing.

From the MuST collection are on display: spectacular male’s smocks with flashy printed cotton linings, examples of the authentic Afghan ikats of the late 19th century; Lionesses taffetas of the 18th century, where the same technique – called in France chiné à la branche – creates floral patterns popular at the court of Marie Antoinette; textile swatches, alongside dresses from private collectors, that represent the French and Italian production of the late 19th and 20th century. A job of infinite steadfastness at its origin, reinterpreted by the industries in Europe since the 19th century, the chiné is now a pride of some Como manufactures who have lent warp-printed fabrics, made in recent decades to meet the needs of international haute couture houses.

Some videos show the public the ikat technique, still performed by craftsmen in some Eastern countries.