Textilities ... and Roses too - Primo tempo

21 Novembre 2015

Installation view, Textilities ... and Roses too, Fondazione Antonio Ratti, Como, 2015
Photo: Agostino Osio
Installation view, Textilities ... and Roses too, Fondazione Antonio Ratti, Como, 2015
Photo: Agostino Osio
Textilities ... and Roses too

Opening: 21 nov 2015, h 18
22.11.2015 – 17.04.2016
Fondazione Antonio Ratti – Villa Sucota, Como

Orari aperture e informazioni:
mar-dom: 14.30-17.30
Ingresso libero e aperture speciali su richiesta
La mostra sarà chiusa per le feste natalizie da 24 dicembre 2015 al 1 gennaio 2016.


La Fondazione Antonio Ratti è lieta di presentare Textilities …and Roses Too, una mostra che si svolge in due tempi, per celebrare il 30° anniversario della Fondazione e il centenario della nascita del suo fondatore: il designer tessile, imprenditore e collezionista Antonio Ratti (1915-2002).

I tessuti sono “astrazioni sensuali” che riunendo in se proprietà tattili e visive, incarnano gli sviluppi estetici, sociali ed economici della Storia. Se, tecnicamente, sono costituiti da una struttura binaria (l'intersezione dei fili), le loro caratteristiche (qualità attraenti e analitiche) derivano da complessi transfer non lineari, visivi e materiali, attraverso il tempo e lo spazio. Antonio Ratti raccolse tessuti, disegni e libri campionario come oggetti di studio e modelli da copiare, reinterpretare e riprodurre.

Avvicinandosi ai tessuti mediante la “lente” della microstoria – concetto sviluppato negli anni ‘70 da un gruppo di storici italiani come strumento analitico per sondare l’oggetto (materiale ed immateriale) – la mostra riflette sul tema della riproduzione, appropriandosi di una metodologia che sposta il suo obbiettivo dalla ricerca di risposte alla scoperta di risultati inaspettati, al fine di sovvertire le gerarchie costituite.
L’idea di Carlo Ginzburg – secondo cui la ricerca “non consiste nel culto del frammento, ma nelle domande che ci poniamo” – apre una serie relazioni tra l’arte e i tessuti, introducendo la condizione critica della “tessilità”, che ha viaggiato attraverso diverse texture del fare e del pensare, continenti, modalità produttive e media (le tecnologie e le mani).

In una costellazione di opere d'arte, tessuti, campioni e libri campionario si inserisce un nuovo display espositivo, messo a punto da Florian Pumhösl in collaborazione con Walter Kräutler. Tutti questi elementi insieme scompongono una “tessilità” mediante processi di riproduzione e trasfert, usando tessitura, film, fotografia, materiale d'archivio e strategie espositive come strumenti analitici. Una seconda narrativa collega concettualmente diversi spazi: il Museo, con i suoi esterni, un parco pubblico, così come con l'archivio digitale del Metropolitan Museum di New York; nel 1995 Antonio Ratti finanziò la creazione del Textile Center e della Reference Library del Metropolitan, centro che ad oggi porta il suo nome.

Il titolo della mostra si riferisce allo sciopero degli operai tessili della ditta Lawrence (Massachusetts, 1912) dove furono soprattutto le donne italiane – che lavoravano nell'industria tessile statunitense insieme ad altre immigrate europee, canadesi, siriane e turche –  a plasmare la politicizzazione  della cultura dei lavoratori su scala sovranazionale.

Il primo tempo della mostra, curata da Rike Frank in dialogo con Florian Pumhösl e Gregorio Magnani, si apre su un primo scenario che comprende: materiale d'archivio, opere di Gerry Bibby, Yasui Nakaji, Charlotte Posenenske, Vincent Vulsma oltre a tessuti, campioni e libri campionari dalle collezioni della Fondazione Antonio Ratti.

La mostra Textilities ... and Roses too è resa possibile dal generoso contributo della famiglia Ratti.








Opening times and info:
Tue-Sun: 2.30-5.30 pm

Free entry

Special openings upon request
The exhibition will be closed for the Xmas holiday from december 24th to January 1st.

The Fondazione Antonio Ratti is pleased to present Textilities ... and Roses Too, a exhibition in two parts, to mark the Foundation’s 30th anniversary and the centenary of the birth of its founder, the textile designer, entrepreneur and collector Antonio Ratti (1915-2002).

Textiles are sensual abstractions by linking tactile and optical properties, and embodying aesthetic as well as social and economic developments. Whereas in technical terms they are based on a binary structure (the intersection of threads), their characteristics (an appealing and analytical quality), emerge from complex, non-linear visual and material transfers across time and space. Antonio Ratti collected textiles – primarily samples, drawings and pattern books – as objects to study, as models to be copied, rearranged, reinterpreted and reproduced.

Approaching textiles through the lens of microhistory – a concept developed in the 1970s by a group of Italian historians as an analytical tool to probe (material and immaterial) matter – the exhibition reflects on reproduction by appropriating a method that aims to shift from a search for answers towards an attention to unexpected findings in order to subvert instituted hierarchies. Carlo Ginzburg’s suggestion that It is not the cult of fragment, it is the question we ask opens up a relational field between art and textiles and introduces a critical condition of textility which has travelled through divers textures of making and thinking, crossing continents, forms of labour and media – technologies and hands.

A new display system devised by Florian Pumhösl (in collaboration with Walter Kräutler) is presented in a constellations of art works, textiles, swatches and pattern books; together they unpack a textility through processes of transfer and reproduction – using weaving as well as film, photography, archival material and display strategies as analytical tools. A second spatial narrative conceptually connects the Museum space with its immediate surrounding, a public park, as well as the Metropolitan Museum's digital research archive; in 1995 Antonio Ratti financed the creation of the Metropolitan’s Textile Center and Reference Library which to date still carries his name.

The title of the exhibition refers to the Lawrence textile workers strike (Massachusetts, 1912); it was above all Italian women working in the US textile industry alongside with other European, Canadian, Syrian and Turkish immigrants, who shaped the transnational politicization of workers’ culture.

The first part of the exhibition – curated by Rike Frank in dialogue with Florian Pumhösl and Gregorio Magnani –  starts with an opening scene including archival material, works by Gerry Bibby, Yasui Nakaji, Charlotte Posenenske, Vincent Vulsma as well as textiles, swatches and pattern books from the Antonio Ratti’s collection.

The exhibition Textilities ... and Roses too is made possible with the generous support of the Ratti family.