La collezione

La collezione del Museo Studio del Tessuto conta ad oggi più di 3300 reperti tessili singoli, e oltre 2500 libri-campionario che, insieme, illustrano la storia del tessuto dal III al XX secolo.
Le origini delle raccolte del MuST sono strettamente legate all’attività di Antonio Ratti in quanto, da sempre, i tessuti delle epoche passate sono utilizzati come fonti di ispirazione per la produzione contemporanea. L'inizio della vicenda collezionistica di Antonio Ratti risale alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso; i vari nuclei della raccolta sono stati alimentati da acquisti di singoli reperti o di intere collezioni e archivi di aziende dismesse. Particolarmente significativi ed esempi di una linea tradizionale di collezionismo tessile legata alla produzione industriale sono le stoffe di epoche diverse provenienti dalla ex raccolta Polacco, esponente della ditta Haas e quelle appartenenti alla società Chavent Père et Fils di Lione, di cui il MuST possiede anche una importante serie di libri-campionario. Questi ultimi documentano l'attività della compagnia francese dagli anni Sessanta dell'Ottocento e contengono anche copie delle stoffe antiche che facevano parte della collezione di Chavent e  sono ora in quella del MuST. 
L'ultima acquisizione di Antonio Ratti risale al 2001 e riguarda la piccola sezione dei tessuti precolombiani; dopo la sua scomparsa il museo ha proseguito la politica d'integrazione delle collezioni, incrementando sia il nucleo di tessili di produzione comasca che quello delle stoffe extraeuropeee. Seguendo questa logica sono stati acquisiti libri-campionario relativi alla produzione della FISAC, azienda attiva nel distretto lariano e vesti uzbeche con tessuti ikat.
Fondamentali nel sostenere la vitalità e la trasformazione delle raccolte sono poi le donazioni che hanno arricchito il patrimonio di un abito cinese offerto dalla famiglia Cerletti e appartenuto a un funzionario imperiale e di una parte del guardaroba di Emilia Stoppani, regalato dagli eredi Nava. 
Nel 1998 le collezioni sono state aperte al pubblico, con l’inaugurazione del Museo Studio del Tessuto; nel gennaio del 2007 sono state riconosciute di eccezionale interesse dallo Stato italiano e sottoposte a vincolo.

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The collection  

Up to today, the Museo Studio del Tessuto collection includes more than 3300 single textile items and more than 2500 pattern books that, all together, illustrate the history of fabrics and textiles from the 3rd to the 20th century. 
The origin of the MuST collections are closely linked to Antonio Ratti’s activity, since the fabrics of past periods have been always used as source of inspiration for contemporary production. The beginning of Antonio Ratti’s collecting activity dates back to the late fifties of the past century; the different parts of the collection have been increased by the purchase of single items or entire collections and archives from inactive businesses. Of particular significance and examples of a traditional line of textile collecting linked to industrial production are the fabrics from different periods from the former Polacco collection, an exponent of the company Haas, and those belonging to the company Chavent Père et Fils from Lyons, of which the MuST owns also a significant series of pattern books. These books document the activity of the French company from the sixties of the 19th century and include also copies of the ancient fabrics belonging in the past to the Chavent’s collection and now to the MuST one. 
The last acquisition by Antonio Ratti dates back to 2001 and refers to the small section of pre-Columbian fabrics; after his death, the museum has continued his policy of collections integration, increasing both the nucleus of Como manufactured fabrics and that of extra European fabrics. Following this logic, the museum has acquired pattern books related to the production of FISAC, a company of the Larian district, as well as Uzbec clothes in ikat fabrics.
Fundamental in supporting the vitality and transformation of the collections has been also the donation of a Chinese dress offered by the Cerletti family and belonging to an imperial Chinese official, and a part of Emilia Stoppani’s wardrobe, given by the Nava heirs.
In 1998, the collections have been open to the public with the inauguration of the Museo Studio del Tessuto; in January 2007, the Italian State recognized them as being of exceptional interest and subjected them to restrictions.

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